Sogno del 6 marzo 2010

Dunque …ero in Thailandia. Credo. In un mercato pieno …stracolmo di gente. E cercavo un gabinetto.

In questo mercato gigantesco c’erano, di tanto in tanto, dei piccoli edifici di cemento. Erano cliniche. Ed erano anche gli unici posti in cui si poteva trovare un bagno. Solo che bisognava prenotarsi per qualche tipo di visita specialistica. Almento 30 dollari. 30 dollari per pisciare mi sembrava davvero eccessivo, allora mi ricordai che qualcuno mi aveva detto che da quelle parti tutti lafacevano per strada. Ok, mi dico, però cerchiamo un posto dove non passi tanta gente.

Mi stavo appena rendendo conto della difficoltà di trovare un luogo simile quando, tra spintoni e sgomitate, mi accorsi che qualcuno mi palpeggiava una natica. Erano dei ragazzini. E ridevano. Toccavano a turno e ridevano. Vidi una pattuglia di poliziotti e pensai che intervenissero, prima o poi. Ma non fecero nulla. Si limitavano ad osservare la scena. Anzi, avrei detto che stavano osservando più me che i ragazzini. Alla fine ebbi come la certezza di aver capito cosa fare.  Mi sfilai la cinghia e cominciai a colpire i ragazzini sulle braccia e sulle gambe, finché non cominciarono a piangere. Tutti e tre. Vidi i poliziotti che ridevano. Poi vennero ad arrestare i ragazzini ed io mi dimenticai di pisciare.

Comunque, decisi di tornare in albergo. E vi incontro Mario, con due biciclette. Due “Grazielle”. Mi propose di andare …forse ad una festa. Andammo. Poco dopo mi accorsi che pedalavo a 5 metri d’altezza. Si, sia il tubo della sella che quello del manubrio erano lunghissimi. E a me sembrava di stare al secondo piano. Pedalando. Mi girava la testa. Ma era anche bello. Solo che non avevo idea di come avrei fatto a fermarmi …e a scendere. Tutte cose che non preoccupavano Mario. Infatti arrivammo dove dovevamo arrivare e scendemmo normalmente. Anche se non ricordo come. Entriamo in un grande edificio moderno e io bestemmio subito, perché mi accorgo di sentire freddo e di essere in maglietta. Ma anche perché oltre al giubotto, non ho nemmeno le chiavi (di non so che cosa), né il telefonino. Tutto in Hotel.

Succede una cosa strana. Impreca anche Mario. E inveisce contro di me. Non è da lui. Non lo farebbe mai. Lui si offrirebbe a riaccompagnarmi in albergo. Forse sto davvero sognando, ma questa cosa gliela devo dire.

Mario sparisce ed appare mia moglie. Lei ha le chiavi e il telefonino. Ha anche i soldi …e il mio tabacco. Dea ex machina, come al solito. E’ una moglie. Decidiamo di andare al bar. Danno da mangiare, insieme all’aperitivo.

“Si, ma andiamo sul terrazzo, così poi posso fumare” le dico. E vado a ordinare.

Nei pressi del banco incontro altri ragazzini. Ma questi non sono del posto (in quale posto mi trovo adesso?).  Sembrano miei ex allievi, ma non potrei giurarlo. Mi chiedono di ordinare una bottiglia di wisky per loro, che sono minorenni e il barista non gliela vule dare. “…Si” dico io. Vado al bar ma, naturalmente, ordino per me. Anche del wisky. E lo faccio vedere ai ragazzi. Poi me lo bevo d’un colpo e vado a sedermi.

Appena seduto, mi portano subito da mangiare. Che efficienza! Pezzi di pizza. Bianca, rossa, ai peperoni, al formaggio. Solo pizza. Quando arriva la birra, sto già cominciando a impazientirmi per il ritardo di mia moglie. Poi mi accorgo che è seduta in un altro tavolo. Fuori, sul terrazzo. Merda, sono io quello che si  seduto al posto sbagliato!

Va be’, comincio a mangiare. Non vale la pena spostarsi adesso. I pezzi di pizza sono squisiti, appena sfornati. Finisco, così vado fuori a fumare. Ma i camerieri continuano a portarne. Pizza e birra. Anche senza che l’abbia ordinata. L’hanno ordinata i ragazzini. Non finisce mai. Mi sento scoppiare e ho voglia di fumare. Ma non posso. Non ho finito. Non posso…

Finalmente sono a casa. Ma non nella mia casa. Ora sto in condominio. Va be’, mi mancava il condominio. Decido di fare due passi in città. E’ tanto che manco dall’Italia e voglio vedere cosa c’è di nuovo.

Come esco fuori, davanti al portone in cima alla rampa della scalinata d’ ingresso, mi appare una scena sconcertante: una manifestazione! Ma per cosa? Vedo tanta confusione. E tanti celerini. Picchiano la gente a terra e altra gente, dalle finestre e dai balconi dei palazzi, gridano “Basta! Lo ammazzate, basta!”.

Poi una squadra di celerini corre verso una casa dove c’era della gente che urlava. Un’anziana, al primo piano, si affretta a chiudere la finestra e ad abbassare la persiana. Ma …dico! Intanto altri due celerini stanno trascinando un uomo fuori da un palazzo. A questo punto comincio a pensare che è meglio se non mi allontano da davanti al portone del mio palazzo, in cima alla rampa della scalinata d’ ingresso. Proprio allora celerino si accorge di me, anche se non ho fiatato. Mi punta. Ha visto che l’ho visto e comincia a correre. Non riesco più a pensare. Infilo le chiavi nel portone e corro anch’io attraverso l’androne: scale o ascensore. Il palazzo ha 9 piani. Non c’è tempo. Su per le scale. E corro. Corro…

LA CENA DELLA SERA PRIMA

  • Pennette allo zafferano con julienne zucchini
  • Una scaglia di grana padano
  • Un bicchiere di lambrusco.
  • Una banana

I numeri di questo sogno

30, 5 e 9.

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2 thoughts on “Sogno del 6 marzo 2010

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